Igiene ambientale. Sciopero straordinari fino al 13 novembre

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di Cecilia Augella

Ce l'hanno messa tutta, lavoratori e sindacati del comparto di Igiene ambientale (privati) prima di arrivare allo sciopero. Ma alla fine Fit-Cisl, Fp-Cgil, Uiltrasporti e Fiadel non hanno potuto fare a meno di dare questa ferma risposta di fronte all'esito negativo della trattativa per il rinnovo del contratto (Fise/Assoambiente) scaduto lo scorso 31 dicembre 2010. E dopo la chiusura negativa della fase di raffreddamento e conciliazione durante l'incontro tenutasi a Roma il 19 ottobre scorso è stata comunicata alle controparti la proclamazione della iniziativa per tutti i lavoratori delle aziende private d'igiene ambientale.

L'astensione collettiva - specificano per la Fit-Cisl Pasquale Paniccia e Angelo Curcio - è relativa al lavoro straordinario, è partita ieri e proseguirà fino al giorno 13 novembre 2011 compreso, con la garanzia dei servizi minimi previsti dalla legge 146/90 e successive modificazioni e dall'accordo nazionale di settore del 1° marzo 2001.

Ma quali gli antefatti e le prospettive dell'agitazione nel comparto, intrapresa con un percorso di mobilitazione a sostegno del rinnovo del contratto igiene ambientale contratto collettivo?

La decisione di mobilitare il comparto - dicono i dirigenti sindacali - è scaturita a seguito della profonda insoddisfazione per l'andamento del negoziato e per i tempi che esso sta registrando. E pur comprendendo la difficile fase economica del Paese e degli Enti locali, non abbiamo potuto accettare l'atteggiamento elusivo delle imprese private di fronte al difficile momento dei lavoratori indeboliti da una crisi senza fine.

In queste ultime settimane i sindacati hanno lungamente provato a sviluppare la discussione affinché si potesse sottoscrivere un rinnovo contrattuale sul modello dell'accordo del 17 giugno sottoscritto con Federambiente, utile a governare la difficile fase economica e le crescenti liberalizzazioni, ma non è stato possibile chiudere perché le imprese private pensano fondamentalmente che la crisi deve essere scaricata solamente sui lavoratori attraverso il taglio del costo del lavoro. Ma non si può sempre chiedere ai lavoratori e alle lavoratrici, che pure hanno ben compreso le difficoltà economiche in cui versiamo tutti, e quotidianamente si fanno carico in ogni modo dei processi di ristrutturazione e razionalizzazione delle imprese, condizioni contrattuali sempre più pesanti.

Fise/Assoambiente non vuole comprendere, insomma, che le conseguenze del rinnovo contrattuale presentato dalle imprese private ricadono esclusivamente sui lavoratori e sulla qualità dei servizi e sulla sicurezza, per i sempre più frequenti casi di morte di operatori dell'igiene ambientale (da inizio anno ad oggi, 10 morti). Ma non si può comunque accettare che la conseguenze della crisi, del patto di stabilità - che blocca i pagamenti dei Comuni - e dei mancati investimenti gravino solo su chi continua a fare la propria parte nonostante tutto. I lavoratori e le lavoratrici in altri termini non possono accettare un rinnovo esclusivamente a perdere senza alcuna garanzia per il presente e il futuro.

Coerentemente a ciò, con Assoambiente e stato sottoscritto un verbale per la procedura di raffreddamento e conciliazione, in cui si è messa in rilievo la grande distanza tra le rispettive posizioni che hanno portato al mancato accordo. E su tale prospettiva l'attivo nazionale unitario svoltosi a Roma, ha concordato che di tempo ne era passato a sufficienza e ha dato mandato alle Segreterie nazionali di effettuare una settimana di fermo degli straordinari e dei servizi aggiuntivi dal 6 al 13 novembre, se questo non portasse risposta da parte della politica e di Assoambiente- Confindustria, l'attivo nazionale ha già previsto una prima giornata di sciopero nazionale a novembre, se la vertenza non arrivasse a buon fine, un ulteriore astensione di due giorni di lavoro.

Intanto in Sicilia la raccolta dei rifiuti in tutta la Sicilia rischia di subire un drammatico stallo perché messa seriamente a rischio dalla difficile situazione in cui versano le imprese dei servizi di igiene ambientale. Su di esse, infatti, si ripercuotono gli effetti negativi del fallimento degli Ato (Ambito territoriale ottimale), della mancata attuazione della riforma, la situazione di stallo che ha causato alle imprese una grande sofferenza finanziaria, mettendo a repentaglio l'intera attività imprenditoriale. L'allarme è stato lanciato a Palermo, nel corso di un incontro tra i rappresentanti del Comitato delle imprese dei servizi di igiene ambientale della Sicilia e le segreterie regionali di Fp Cgil, Fit Cisl, Ugl, Uil Trasporti, per la prima volta uniti per chiedere maggiore attenzione da parte del Governo regionale, e l'immediata applicazione della legge 9, che prevede la liquidazione degli Ato. Le imprese avanzano 150 milioni di euro a fronte di un debito accumulato dagli Ato pari a un miliardo di euro. La protesta va oltre la denuncia delle difficoltà economiche a cui vanno incontro gli operatori del settore, gli operai, gli addetti che non ricevono gli stipendi da mesi, e delle ditte che ormai sono sull'orlo della sopravvivenza non avendo pagate le fatture.

Per il giorno 18 novembre, inoltre, i vertici e i dipendenti delle imprese dei servizi di igiene ambientale della Sicilia, e i rappresentanti sindacali di Fp Cgil, Fit Cisl, Ugl, Uil Trasporti, si ritroveranno ancora una volta a Palermo di fronte a Palazzo d'Orleans, sede del Governo regionale, per chiedere dal presidente Raffaele Lombardo delle risposte definitive sul loro futuro.

(7 novembre 2011)

Authors: CISL Conq.Lav.

Leggi originale su: http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2011/Novembre/info1857155343.htm

 

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